Forse alla fine, come sempre, avrà ragione lo “zio Giulio” (Andreotti), il quale - per giustificare la sua isolata astensione (è stato infatti l’unico senatore a vita che si è astenuto, mentre gli altri cinque presenti hanno votato a favore, determinandone l’approvazione) - ha dichiarato di non avere votato la legge finanziaria 2007 perchè gli sembrava una “finanziaria da supermarket” (intervista al Corriere della Sera del 16 dicembre 2006, pag. 2).
O forse ha ragione anche il vice-premier Massimo D’Alema, il quale ha icasticamente definito l’ultima finanziaria addirittura come una legge da suk arabo (sempre fonte Corriere della Sera).
In realtà, chi ha seguito la storia delle leggi finanziarie degli ultimi lustri, si è da tempo reso conto che quasi tutte le finanziarie sono leggi "da supermarket" o, addirittura, “da suk arabo”, che passano con disinvoltura dalle grandi manovre finanziarie che spostano decine di miliardi (di euro) ai provvedimenti singoli che riguardano le più sperdute località.
Uno strumento da tempo dimostratosi particolarmente permeabile ai veri e propri “assalti alla diligenza” che si sono verificati nel corso degli anni ad opera di minuscole quanto efficienti lobbies ovvero di oscuri deputati o senatori (i c.d. peones) che trovano il loro momento di “gloria” e comunque giustificano la loro presenza in Parlamento e le relative laute prebende che ricevono a tale titolo, facendo approvare emendamenti che soddisfano le clientele locali.
Il che ha indotto molti ad interrogarsi sulla validità di tale strumento, che pure è necessario per il governo della spesa pubblica, senza nel contempo prevedere norme le quali limitino l’assalto alla diligenza (per non dire i veri e propri “appetiti”) che solitamente una legge finanziaria scatena.
Sarebbe tuttavia troppo semplicistico archiviare l’ultima legge finanziaria come un esempio "normale" di legge finanziaria, dato che la finanziaria 2007 costituisce invece una legge “abnorme” perfino nei numeri e nelle metodologie di approvazione.
Non si era infatti arrivati mai a “mettere in mora” il Parlamento, intimandogli (con nemmeno 48 ore di preavviso per il Senato) di approvare - mediante il ricorso allo strumento eccezionale della questione di fiducia - un maxi-emendamento di ben 1365 commi, contenuto in un documento .pdf che, nella sua versione originaria, aveva una dimensione di circa 24 Mb (e che, per tale motivo, ha messo in ginocchio i pur potenti server del Senato, al punto che il servizio informatico di quest'ultimo ha dovuto pubblicare in copertina nella giornata di venerdì 15 dicembre un comunicato per avvertire gli utenti che il maxi-emendamento pubblicato in formato .pdf, per le sue dimensioni, aveva determinato il notevole rallentamento del sito).
L’abnormità dell’ultima finanziaria risiede non solo nel numero dei suoi commi e nel “peso” (di 24 Mb) del documento che contiene il maxi-emendamento, ma anche nelle modalità di sua redazione.
In precedenza l’assalto alla diligenza avveniva almeno in Parlamento, mediante emendamenti che portavano la firma dei loro presentatori; questa volta, invece, è stato presentato un maxi-emendamento che è stato redatto da non meglio indicati tecnici del Governo, fuori del Parlamento e quest’ultimo si è visto presentare una “lista della spesa” da approvare (come già detto, con nemmeno 48 ore di preavviso per leggerla) redatta da altri; gli anonimi redattori del maxi-emendamento, per cercare in qualche modo di affrancarsi da responsabilità e di dare una parvenza di legalità, hanno comunque sentito l’esigenza di affiancare (nel documento html, poi pubblicato nel sito del Senato) alle due colonne tradizionali (contenenti rispettivamente il numero dei commi ed il loro testo) una terza colonna che, in qualche caso, indica - non senza creare confusione, come diremo subito - la “origine” dei commi. Per cui, in diversi casi, non è chiara nemmeno la paternità dei commi stessi.
Esemplare in tal senso è l’ormai famigerato comma 1346 del maxi-emendamento, il quale prevede che: “Al comma 2 dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, le parole: "si è verificato il fatto dannoso" sono sostituite dalle seguenti: "è stata realizzata la condotta produttiva di danno"”, così abbreviando ulteriormente il termine (originariamente decennale, divenuto poi, nel 1994, quinquennale) di prescrizione dell’azione di responsabilità amministrativa, agendo sul dies a quo di decorrenza del temine stesso.
Nella terza colonna del documento html pubblicato dal Senato, la paternità del comma “incriminato” è attribuita al “relatore” (curiosamente indicato con la minuscola, mentre nei commi precedenti è indicato con la maiuscola).
Sta di fatto che il relatore si è affrettato subito a dichiarare alla stampa che il comma “incriminato” non gli appartiene e comunque faceva parte di un gruppo di altri commi (quattro in tutto) che avevano l’intenzione di potenziare l’esercizio dell’azione di responsabilità (ha dichiarato infatti: “volevo un controllo serio, altro che colpo di spugna”: sempre fonte Corriere della Sera).
Non è chiaro, tuttavia, come l’avere previsto che il termine di prescrizione dell’azione di responsablità decorre non già (come in atto previsto), dal momento in cui "si è verificato il fatto dannoso", ma da quello in cui "è stata realizzata la condotta produttiva di danno", possa potenziare l’azione di responsabilità.
Sta di fatto che il Governo si è subito affrettato a dichiarare alla stampa di volere adottare un decreto legge per cancellare la norma prima ancora che entri in vigore (non è chiaro tuttavia nemmeno come ciò avverrà, dato che, in base alle ordinarie regole sulla successione nel tempo delle leggi, per cancellare una norma occorre che questa esista e cioè che sia entrata in vigore; non a caso un illustre giurista come il Prof. Barbera ha parlato piuttosto di una norma pubblicata dopo o contestualmente, che avrà tuttavia effetti retroattivi).
Il comma 1346 non è comunque l’unica “perla” di un maxiemendamento di 1365 commi partorito in breve volger di tempo.
Nello scorrere il testo del maxi-emendamento (per leggerlo tutto occorrono infatti diversi giorni e dubito fortemente che i senatori che l’hanno votato l’abbiano letto attentamente) colpisce il comma 836, il quale così recita: “L’articolo 8 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, e successive modificazioni, è sostituito dal seguente: «Art. 8. – Le entrate della regione sono costituite ....”.
Ora, anche gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza di primo anno sanno che le leggi costituzionali (qual è nella specie la legge che ha approvato lo Statuto speciale della Sardegna) non possono essere modificate che da norme di pari rango e non già con legge ordinaria.
Uno studente che affermasse che una legge costituzionale può essere modificata con legge ordinaria verrebbe senza esitazioni bocciato. Ma ora l’affermazione proviene dal Parlamento, che ha approvato il comma in questione, onde si pone la seguente alternativa: o promuovere lo studente che fa analoga affermazione nel corso di un esame, ovvero bocciare assieme allo studente anche il Parlamento.
Non si sa nemmeno chi sia l’autore del comma in questione, dato che la “terza colonna” del documento html non riporta alcuna indicazione. E' altamente probabile che altre "perle" saltino fuori col passare del tempo (v. ad es. quella che prevede risparmi dalla "diminuzione delle bocciature nelle scuole" (sic!), per la precisione 18,6 milioni di Euro per il 2007 e ben 56 per il 2008, con un risparmio, ergo taglio, di altri 1455 docenti; il che ha indotto taluno a definire Padoa Schioppa come il "Ministro degli asini", dato che, per ridurre la spesa pubblica, vuole anche ridurre le bocciature dei somari: v. il sito del Gilda).
La morale della favola è comunque una sola: che questa finanziaria segna il momento più basso della pur non esaltante stagione delle leggi finanziarie.
La recente esperienza dovrebbe indurre tutti a ripensare al ruolo della legge finanziaria, rendendola più leggera, in modo da consentire al Parlamento una adeguata attività valutativa; lo strumento delle leggi finanziarie va quindi ripensato profondamente, anche se, alla fine, tale strumento, dobbiamo ammetterlo, ha avuto un merito nel corso degli anni: quello di costringere la classe politica ad affrontare temi (in particolare il tema della finanza pubblica e della relative manovre) che sono particolarmente indigesti.
La finanziaria ha finito così per costituire uno specchio nel quale la classe politica è stata costretta a guardarsi: lo spettacolo da ultimo offerto, tuttavia, come ammettono nemmeno sottovoce perfino autorevoli rappresentanti del Governo, non è stato dei migliori.
Giovanni Virga, 16.12.2006
Mi scusi professore, ma se come ha detto Lei è impossibile che un senatore abbia letto tutti i commi siamo sicuri che si sia formata la Volontà ? In un atto privato il risultato sarebbe messo in discussione perchè è facile dimostrare che a monte non vi è la piena consapevolezza di ciò che si andava ad approvare.
Personalmente al seggio non mi rivedranno fino a quando l'etica di tutti i partecipanti alla vita pubblica non sale di grado !
Scritto da: Massimo Grisanti | 16 dicembre 2006 a 14:37
Ch.mo prof. Virga, il tema è appassionante e desidero svolgere qualche considerazione. Inizio dai due illustri uomini politici. Vorrei ricordare al senatore a vita Andreotti che egli fu l’autore della famigerata norma delegata, in particolare un articolo del D.P.R. 748/72, l’art. 67 relativo al c.d. “esodo volontario”, che produsse una frattura, rectius una cesura nel ruolo direttivo della P.A., dal quale solo oggi, ad esempio l’Amministrazione penitenziaria si sta appena riprendendo. Per paradosso Giulio Andreotti alla veneranda età di 86 anni siede ancora in Parlamento grazie al Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Altro paradosso: mentre il senatore avita Cossiga votava la fiducia al Senato, il senatore a vita Andreotti si asteneva. Non solo, Andreotti rilasciava dichiarazioni sarcastiche alla stampa che, pur condivisibili, sulle sue labbra per me sono suonate inopportune. Il vice-premier (ormai è entrata questa definizione nell’uso comune, apparendo arcaico quasi a tutti dire vice presidente del consiglio), nonché ministro del esteri, Massimo D’Alema a sua volta si produceva in uno dei suoi abituali eccessi di bile, nulla rilevando (anche questo è segno fortissimo di decadimento del senso dello Stato nei nostri pubblici rappresentanti) che egli fa parte di quella maggioranza che la fiducia l’ha votata e la dovrà rivotare alla Camera. Come dire: cosa non si fa per apparire, posto che l’apparire oggi equivale quasi all’essere. Vero è che lo strumento della legge finanziaria necessita di un profondissimo ripensamento e modificazione. Qui non si può non concordare con Lei. Non concordo, invece, con la “messa in mora” del Parlamento, fenomeno questo che pur reale, è da addebitare all’enorme depauperamento dei valori morali e dell’etica politica, con una opposizione che dichiara, con enorme faccia tosta, di lavorare ’solo’ per mandare a casa Prodi. E della “res pubblica” che ne è stato ? Il comma 1346 è, a mio giudizio, un tentativo di far passare, sottobanco e su suggerimento degli “amministratori pubblici” maggiormente colpiti da procedimenti contabili di responsabilità amministrativa per danno all’erario, una non dichiarata “sanatoria”, con enorme ed enormemente dannosa spregiudicatezza ed, assieme, ingenuità che oserei definire criminale, traendo profitto dalle convulsione dell’approvazione di una legge finanziaria ‘monstrum’, e dell’urgenza di evitare l’enorme danno dell’esercizio provvisorio. I primi ad accorgersi dalla turbata sono stati proprio i componenti della maggioranza: si è toccato il fondo ! Sulla falsariga l’infortunio di una legge costituzionale, modificata con una legge ordinaria. Sì prof. Virga: va bocciato il Parlamento, anzi andrebbe bocciato se non ci si fosse trovato all’interno di un voto di fiducia ! Il che fa pensare molto opportuna una indagine interna rigorosa (ma se ne fanno ancora ?), intesa ad individuare il burocrate compiacente e ad allontanarlo assieme e ad altri eventuali sodali. Identico discorso è possibile fare per quell’altrettanto ingenuo tentativo (per ora riuscito) di mascherare tagli di organico di 1.455 docenti, che Gilda ha immediatamente individuato e imposto alla pubblica opinione. Concludo affermando che, come in tutte le vicende umane, quasi sempre non si riesce a riemergere se non dopo avere toccato il fondo: speriamo di averlo veramente toccato !
luigi morsello
Scritto da: luigi morsello | 17 dicembre 2006 a 09:34
Come spesso accade la forma del procedimento si riflette inevitabilmente sul contenuto dell'atto.
Così rileggendo, con una certa sommarietà, le oltre 350 pagine del maxi-emendamento sottoposto al voto di fiducia, apprendo che al punto 1311 (Em. 183162 Governo) si è deciso di elevare a 1000€ l'importo del contributo unificato per i ricorsi ex art. 23 bis della L.N. 1034/71 ed a 2000€ quello per i ricorsi in materia di affidamento lavori, servizi e forniture nonché di provvedimenti dell'Autorità.
Quindi il povero cittadino che vorrà opporsi all'espropriazione di una porzione del proprio giardino dovrà versare allo Stato la modica cifra di 1000€! Sperando poi che il Consiglio di Stato non decida di riformare la sentenza di primo grado. In questi casi infatti - una volta passata in giudicato la decisione - il cittadino dovrebbe pure farsi carico del contributo anticipato dall'appellante.
Ma lo Stato lo rassicura: grazie al decreto Bersani avrà la possibilità di compensare il maggior esborso all'Erario, ottenendo un maxi-ribasso tariffario dal proprio avvocato, il quale potrà aggiudicarsi la prestazione senza correre il rischio di scendere al di sotto della soglia dell'anomalia professionale.
Il tutto - si presume - letto, riletto, valutato ed approvato dai nostri senatori a vita.
Scritto da: avv.Filippo Cazzagon | 18 dicembre 2006 a 11:09