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16 dicembre 2006

Commenti

Massimo Grisanti

Mi scusi professore, ma se come ha detto Lei è impossibile che un senatore abbia letto tutti i commi siamo sicuri che si sia formata la Volontà ? In un atto privato il risultato sarebbe messo in discussione perchè è facile dimostrare che a monte non vi è la piena consapevolezza di ciò che si andava ad approvare.
Personalmente al seggio non mi rivedranno fino a quando l'etica di tutti i partecipanti alla vita pubblica non sale di grado !

luigi morsello

Ch.mo prof. Virga, il tema è appassionante e desidero svolgere qualche considerazione. Inizio dai due illustri uomini politici. Vorrei ricordare al senatore a vita Andreotti che egli fu l’autore della famigerata norma delegata, in particolare un articolo del D.P.R. 748/72, l’art. 67 relativo al c.d. “esodo volontario”, che produsse una frattura, rectius una cesura nel ruolo direttivo della P.A., dal quale solo oggi, ad esempio l’Amministrazione penitenziaria si sta appena riprendendo. Per paradosso Giulio Andreotti alla veneranda età di 86 anni siede ancora in Parlamento grazie al Presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. Altro paradosso: mentre il senatore avita Cossiga votava la fiducia al Senato, il senatore a vita Andreotti si asteneva. Non solo, Andreotti rilasciava dichiarazioni sarcastiche alla stampa che, pur condivisibili, sulle sue labbra per me sono suonate inopportune. Il vice-premier (ormai è entrata questa definizione nell’uso comune, apparendo arcaico quasi a tutti dire vice presidente del consiglio), nonché ministro del esteri, Massimo D’Alema a sua volta si produceva in uno dei suoi abituali eccessi di bile, nulla rilevando (anche questo è segno fortissimo di decadimento del senso dello Stato nei nostri pubblici rappresentanti) che egli fa parte di quella maggioranza che la fiducia l’ha votata e la dovrà rivotare alla Camera. Come dire: cosa non si fa per apparire, posto che l’apparire oggi equivale quasi all’essere. Vero è che lo strumento della legge finanziaria necessita di un profondissimo ripensamento e modificazione. Qui non si può non concordare con Lei. Non concordo, invece, con la “messa in mora” del Parlamento, fenomeno questo che pur reale, è da addebitare all’enorme depauperamento dei valori morali e dell’etica politica, con una opposizione che dichiara, con enorme faccia tosta, di lavorare ’solo’ per mandare a casa Prodi. E della “res pubblica” che ne è stato ? Il comma 1346 è, a mio giudizio, un tentativo di far passare, sottobanco e su suggerimento degli “amministratori pubblici” maggiormente colpiti da procedimenti contabili di responsabilità amministrativa per danno all’erario, una non dichiarata “sanatoria”, con enorme ed enormemente dannosa spregiudicatezza ed, assieme, ingenuità che oserei definire criminale, traendo profitto dalle convulsione dell’approvazione di una legge finanziaria ‘monstrum’, e dell’urgenza di evitare l’enorme danno dell’esercizio provvisorio. I primi ad accorgersi dalla turbata sono stati proprio i componenti della maggioranza: si è toccato il fondo ! Sulla falsariga l’infortunio di una legge costituzionale, modificata con una legge ordinaria. Sì prof. Virga: va bocciato il Parlamento, anzi andrebbe bocciato se non ci si fosse trovato all’interno di un voto di fiducia ! Il che fa pensare molto opportuna una indagine interna rigorosa (ma se ne fanno ancora ?), intesa ad individuare il burocrate compiacente e ad allontanarlo assieme e ad altri eventuali sodali. Identico discorso è possibile fare per quell’altrettanto ingenuo tentativo (per ora riuscito) di mascherare tagli di organico di 1.455 docenti, che Gilda ha immediatamente individuato e imposto alla pubblica opinione. Concludo affermando che, come in tutte le vicende umane, quasi sempre non si riesce a riemergere se non dopo avere toccato il fondo: speriamo di averlo veramente toccato !
luigi morsello

avv.Filippo Cazzagon

Come spesso accade la forma del procedimento si riflette inevitabilmente sul contenuto dell'atto.
Così rileggendo, con una certa sommarietà, le oltre 350 pagine del maxi-emendamento sottoposto al voto di fiducia, apprendo che al punto 1311 (Em. 183162 Governo) si è deciso di elevare a 1000€ l'importo del contributo unificato per i ricorsi ex art. 23 bis della L.N. 1034/71 ed a 2000€ quello per i ricorsi in materia di affidamento lavori, servizi e forniture nonché di provvedimenti dell'Autorità.
Quindi il povero cittadino che vorrà opporsi all'espropriazione di una porzione del proprio giardino dovrà versare allo Stato la modica cifra di 1000€! Sperando poi che il Consiglio di Stato non decida di riformare la sentenza di primo grado. In questi casi infatti - una volta passata in giudicato la decisione - il cittadino dovrebbe pure farsi carico del contributo anticipato dall'appellante.
Ma lo Stato lo rassicura: grazie al decreto Bersani avrà la possibilità di compensare il maggior esborso all'Erario, ottenendo un maxi-ribasso tariffario dal proprio avvocato, il quale potrà aggiudicarsi la prestazione senza correre il rischio di scendere al di sotto della soglia dell'anomalia professionale.
Il tutto - si presume - letto, riletto, valutato ed approvato dai nostri senatori a vita.

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marzo 2007

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